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25 marzo 2014

Studi dimostrano che la sigaretta elettronica non cambia il consumo di sigarette

E' stato pubblicato in JAMA Internal Medicine un'analisi circa l'uso delle sigarette elettroniche e la cessazione del fumo in un campione di 1549 partecipanti che mostra come l'utilizzo del device elettronico non è associato ad un cambio nel consumo di sigarette a un anno. Questi dati rispecchiano quelli provenienti da uno studio recente riportato da Medscape Medical News e condotto su una popolazione pediatrica, nel quale si evidenzia come le sigarette elettroniche non solo non scoraggia il fumo nei teenagers, ma contribuisce anche alla dipendenza da nicotina. Inoltre I ricercatori citano un'altro recente studio pubblicato in American Journal of Preventive Medicine che conduce anch'esso alla conclusione che la sigaretta elettronica non modifica il consumo di sigarette ad un anno.
(Fonte Medscape)

23 marzo 2014

Un americano su cinque ritiene che i vaccini possano causare autismo

E' stata pubblicata in JAMA Internal Medicine un'indagine che ha coinvolto 1351 americani, che suggerisce come un americano su cinque ritenga che i medici sono a conoscenza del legame tra vaccini ed autismo. Nel sondaggio,un quinto degli intervistati si è dichiarato d'accordo con l'affermazione "I medici e il governo vogliono ancora vaccinare i bambini nonostante sappiano che questi vaccini causano autismo ed altri disordini psicologici", con un ulteriore 36% che ha affermato di non essere nè d'accordo, nè in disaccordo.
(Fonte FierceVaccines)

10 febbraio 2014

Una bevanda gasata dolce al giorno aumenta del 30% il rischio CVD

Sono stati pubblicati in JAMA Internal Medicine i risultati di un rapporto che indica come molti adulti statunitensi consumino una quantità di zuccheri maggiore rispetto quanto non sia raccomandato. Lo studio sottolinea che bere regolarmente almeno 350 grammi di bevande zuccherate al giorno può aumentare del 30% il rischio cardiovascolare, indipendentemente dal totale delle calorie, l'obesità o altri fattori di rischio e supporta le attuali raccomandazioni circa la limitazione all'assunzione di calorie derivanti dagli zuccheri aggiunti.
(Fonte Medscape)

4 febbraio 2014

Abbassare intensivamente la pressione sanguigna non porta benefici sul declino cognitivo in pazienti diabetici

Le conclusioni di uno studio pubblicato online in JAMA Internal Medicine indicano che il controllo intensivo della pressione sanguigna nei pazienti con diabete di tipo 2 non riduce o previene il declino cognitivo e sarebbe preferibile orientarsi sulla prevenzione della malattia e nell'intervento precoce. La combinazione di diabete di tipo 2 con comorbidità, inclusa l'ipertensione, è nota per aumentare la probabilità di deterioramento cognitivo o demenza se confrontata con il solo diabete di tipo 2, ma le strategie per la prevenzione in questo tipo di pazienti non sono chiare. Gli autori hanno voluto indagare l'ipotesi suggerita da studi preliminari riguardo il fatto che terapie antipertensiva e ipolipemizzante intensive possano rappresentare un approccio efficace, randomizzando 2977 pazienti diabetici a meno di 120 mmHg (approccio intensivo) o  a meno di 140 mmHg (approccio standard), oppure alla somministrazione di un fibrato o di un placebo in pazienti con livelli di colesterolo LDL già controllati. A 40 mesi non sono state osservate differenze nella funzione cognitiva tra il gruppo con approccio intensivo rispetto allo standard o nel braccio a cui era stato somministrato il fibrato rispetto al placebo.
(Fonte Medscape)

3 dicembre 2013

CABG superiore a PCI in pazienti con malattia coronarica multivasale con o senza diabete

E' stata pubblicata ieri online in JAMA Internal Medicine una metananlisi che prende in considerazione sei studi randomizzati, nella quale i pazienti con malattia coronarica multivasale, con o senza diabete, sottoposti a CABG, se confrontati con PCI, hanno mostrato una riduzione del 27% del rischio di mortalità totale e una riduzione del rischio di infarto miocardico del 42% (p<0.001 per entrambi i dati) durante un follow up medio di 4.1 anni. L'autore principale dell'articolo, Dr Ilke Sipahi (Acibadem University, Istambul, Turkey) ha dichiarato a Heartwire che l'analisi mostra inequivocabilmente per la prima volta che l'utilizzo dello stent porta ad una mortalità più elevata e ad infarti miocardici più frequentemente della CABG in pazienti con malattia coronarica multivasale. 
In una nota dell'editore che accompagna la pubblicazione dell'articolo Dr Mitchell H Katz (Los Angeles County Department of Health, CA) osserva che anche se la procedura di stent è meno invasiva della chirurgia e talvolta preferita dai pazienti con malattia coronarica multivasale,  questa metanalisi dimostra una "chiara superiorità" della CABG su PCI. Futuri studi dovranno considerare le opzioni di trattamento, cioè chirurgia, stent e terapia medica, per consentire di valutare e consigliare la migliore strategia terapeutica in questo tipo di problematica.
(Fonte Heartwire)

19 novembre 2013

Dabigatran

Le evidenze nei trial randomizzati indicherebbero che il trattamento con dabigatran etexilato aumenti il rischio di sanguinamenti gastrointestinali confrontato con la terapia con warfarin. Questo quanto suggerisce una metanalisi pubblicata online in JAMA Internal Medicine, in completo contrasto con l'FDA Mini-Sentinel database. Gli autori affermano questo in una Research Letter, rilevando l'evidente differenza tra il monitoraggio dell'Agenzia e quanto riportato nei trial pubblicati, tra i quali il RE-LY. Questa attenzione riguarda i soli sanguinamenti gastrointestinali, poichè già nello studio RE-LY era stato evidenziato come le emorragie intracraniche fossero più comuni nel gruppo in trattamento con il warfarin rispetto a dabigatran.
(Fonte Medscape)

6 novembre 2013

Gabapentin e dipendenza da alcol

E' stato pubblicato su JAMA Internal Medicine uno studio di 12 settimane, randomizzato, controllato verso placebo, dove ganbapentin, farmaco anticonvulsivante usato per il trattamento dell'epilessia e del dolore neuropatico, è stato utilizzato alla dose di 1800 mg nella terapia della dipendenza da alcol, con ottimi risultati.