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15 marzo 2014

Effetti collaterali della prevenzione con statine

E' stato pubblicato in European Journal of Preventive Cardiology uno studio i cui risultati evidenzierebbero che, per i pazienti trattati con le statine, solo una minoranza molto piccola può essere attribuita a questi farmaci. Come riportato dagli autori, in prevenzione primaria, il rischio di sviluppare diabete con le statine è reale , ma solo per un caso su cinque nuovi casi di diabete si può ipotizzare un probabile legame con l'utilizzo di questi farmaci, mentre in prevenzione secondaria, tale rischio è controbilanciato dalla riduzione delle morti cardiovascolari. Per valutare la proporzione di eventi collaterali sintomatici in pazienti trattati con le statine causati dal farmaco, i ricercatori hanno analizzato trial clinici randomizzati e controllati che hanno confrontato le statine con il placebo per la prevenzione primaria e secondaria di malattia cardiovascolare. L'analisi ha incluso un totale di 37618 partecipanti. In prevenzione primaria, la terapia con le statite ha aumentato il rischio assoluto di diabete dell'0.5% e ha diminuito il rischio di mortalità dello 0.5%. In prevenzione secondaria, il trattamento ha diminuito il rischio di morte del 1.4%. In prevenzione sia primaria che secondaria, la terapia era stata associata con un aumento assoluto dello 0.4% degli enzimi epatici. Gli autori hanno dichiarato che hanno rilevato che la maggior parte degli effetti collaterali in prevenzione primaria e secondaria erano comuni al braccio placebo e a quello sottoposto al trattamento con statine, con l'eccezione dell'aumento degli enzimi epatici e un aumento di diabete nella popolazione in  prevenzione primaria.
(Fonte Medscape)

23 febbraio 2014

Bozza delle linee guida NICE in ambito cardiovascolare

La scorsa settimana, riporta un editoriale di The Lancet, il NICE (National Institute for Health and Care Excellence) in UK ha reso pubblica la bozza delle linee guida circa la valutazione del rischio cardiovascolare ed in particolare, riguardo la modificazione dei lipidi in prevenzione primaria e secondaria. Il consiglio attuale è di prescrivere le statine a sogegtti con almeno il 20% di rischio di sviluppare malattia cardiovascolare nei 10 anni seguenti. Le nuove linee guida, pubblicate per la pubblica consultazione e basate su un'analisi di costi ed efficacia, raccomandano di prescrivere le statine a coloro che presentino un rischio del 10% e oltre  di sviluppare problematiche cardiovascolari in 10 anni. Attualmente, che la maggior parte delle statine sono divenute economiche e sono stati dimostrati maggiori benefici, il trattamento è divenuto conveniente per abbassare il rischio assoluto rispetto a prima. Atorvastatina 20 mg/die è raccomandata per la prevenzione primaria mentre a pazienti con dimostrata malattia cardiovascolare, diabete di tipo 1 o 2 si dovrebbe impostare una terapia con atorvastatina 80 mg/die. Il NICE enfatizza la necessità di cambiare lo stile di vita, soprattutto la cessazione del fumo, una dieta sana, la diminuzione del peso corporeo, limitare il consumo di alcol e l'esercizio fisico.
(Fonte The Lancet)

20 novembre 2013

Primi risultati per evolocumab, PCSK9 inhibitor di Amgen

Al congresso annuale dell'American Heart Association sono stati presentati i risultati dello studio Osler (Open Label Study of Long Term Evaluation Against LDL-C Trial) di Fase 2, primi dati sull'utilizzo a 52 settimane di una nuova classe di farmaci biotecnologici iniettabili denominati PCSK9 inhibitors, per il loro nuovo meccanismo d'azione. Il trial, condotto su 1104 pazienti, ha testato 420 mg di evolocumab,  farmaco di Amgen, che, somministrato una volta al mese in aggiunta alla terapia standard con statine o altri farmaci, ha abbassato il colesterolo LDL del 52%, verso la terapia standard da sola.
Pfizer e Regeneron Pharmaceuticals, Inc., in partnership con Sanofi, stanno sviluppando altre molecole appartenenti a questa classe di farmaci.
(Fonte Rueters)


13 novembre 2013

Nuove linee guida ACC/AHA per il trattamento del colesterolo ematico (2)

I quattro gruppi identificati nelle nuove linee guida ACC/AHA che dovrebbero essere trattati con le statine sono stati identificati attaverso studi clinici che hanno mostrato che i benefici del trattamento supera il rischio di eventi avversi. I quattro gruppi includono:
  • Soggetti con malattia cardiovascolare e aterosclerosi;
  • Soggetti con livelli di colesterolo LDL >190 mg/dL, come ad esempio coloro con ipercolesterolemia familiare
  • Soggetti con diabete tra i 40 e i 75 anni con livelli di colesterolo LDL tra i 70 e i 189 mg/dL e senza evidenze di malattia cardiovascolare e aterosclerosi
  • Soggetti senza evidenza di malattia cardiovascolare o diabete ma che presentino livelli di colesterolo LDL tra 70 e 189 mg/dL e un rischio di malattia cardiovascolare di 10 anni > 7,5%
In coloro che abbiano malattia cardiovascolare aterosclerotica e coloro che abbiano livelli di colesterolo > 190 mg/dL una terapia di elevata intensita, come ad esempio rosuvastatina 20 o 40 mg o atorvastatina 80 mg, dovrebbe essere utilizzata per raggiungere una riduzione dei livelli di colesterolo LDL di almeno il 50%, a meno che non presentino controindicazioni al trattamento o ci siano effetti collaterali alla terapia con statine.
Per pazienti tra i 40 e i 75 anni, con diabete, può essere utilizzata una statina di moderata intensità, definita come un farmaco che abbassa il colesterolo LDL in percentuale compresa tra il 30 e il 49%, mentre una statina ad alta intensità può essere una scelta ragionevole se il paziente presenta un rischio di malattia cardiovascolare da 10 anni,che superi il 7,5%.
Per l'ultimo gruppo, il panel raccomanda l'uso di una statina di moderata o alta intensità.
(Fonte Medscape)




Nuove linee guida ACC/AHA per il trattamento del colesterolo ematico

Le nuove Linee Guida dell'America College of Cardiology e dell'American Heart Association, sviluppate con il National Heart, Lung and Blood Institute sono ora disponibili online sia in JACC (Journal of the American College of Cardiology) and Circulation e contengono alcune variazioni sostanziali rispetto al terzo report dell'Adult Treatment Panel (ATP). Non vengono più presi in considerazione i target di colesterolo LDL e non-HDL, soprattutto quelli che richiedono al medico di trattare il paziente con malattia cardiovascolare a meno di 100 mg/dL o il target opzionale di meno di 70 mg/dL. Secondo il panel di esperti, semplicemente non c'è alcuna evidenza dai trials clinici randomizzati chhe supporti il trattamento ad un target specifico. Tutto questo si traduce nel fatto che le nuove linee guida non riportano raccomandazioni per specifici target di colesterolo LDL o non-HDL per la prevenzione primaria e secondaria per la malattia cardiovascolare aterosclerotica. Invece, le linee guida identificano quattro gruppi di pazienti in prevenzione primaria o secondaria sui quali il medico dovrebbe focalizzare gli sforzi per ridurre gli eventi cardiovascolari. In particolare, su questi gruppi di pazienti, le raccomandazioni delle linee guida riguardano "l'intensità" appropriata della terapia con statine allo scopo di raggiungere riduzioni relative del livello di colesterolo LDL
 (Fonte Medscape)